Arbitrato in Cina: il Nuovo Regolamento CIETAC

La CIETAC (China International Economic and Trade Arbitration Commission) è probabilmente la commissione arbitrale cinese più conosciuta in Cina e all’estero.

Le società straniere, tuttavia, sono spesso ancora restie ad accettare un arbitrato CIETAC, di solito proposto dalle controparti cinesi, dubitando dell’imparzialità, trasparenza, e competenza di CIETAC. Altre istituzioni arbitrali come, ad esempio, l’Hong Kong International Arbitration Centre e l’Arbitration Institution of the Stockholm Chamber of Commerce, sono istituzioni arbitrali internazionali più blasonate (e più costose).

CIETAC ha ora adottato un nuovo regolamento arbitrale, in vigore dal 1 maggio 2012. Lo scopo di questo regolamento è offrire nuovi strumenti che consentano a CIETAC di aspirare a diventare un’istituzione arbitrale di livello internazionale.

Tra le modifiche introdotte, vanno ricordate le seguenti:

1.    Competenza residuale della CIETAC di Pechino

CIETAC ha sede a Pechino. Ci sono anche delle sedi distaccate (sub-commissioni) a Tianjin, Shanghai, Chongqing e Shenzhen. Il nuovo regolamento prevede che, in mancanza di accordo tra le parti, sia CIETAC Pechino competente a conoscere della disputa. In precedenza, invece, l’attore poteva scegliere dove iniziare il procedimento arbitrale, se a Pechino oppure in una delle sedi distaccate. Questa appare essere una soluzione equa perché priva l’attore dell’indebito vantaggio di scegliere il luogo dell’arbitrato.

Questa modifica, tuttavia, sembrerebbe aver causato dei malumori in alcune sub-commissioni, quella di Shanghai in particolare, e delle spinte centrifughe, pubblicamente denunciate da CIETAC (http://www.cietac.org:80/index.cms).

2.    Sede dell’arbitrato

Adesso CIETAC può stabilire (sempre in mancanza di un espresso accordo tra le parti) che la sede dell’arbitrato sia un luogo diverso da Pechino, o da quello di una delle sedi distaccate, e determinato sulla base delle circostanze concrete del caso. Secondo un’interpretazione suggerita dagli stessi funzionari CIETAC, la sede dell’arbitrato potrebbe anche essere all’estero.  Se questo dovesse verificarsi, CIETAC dovrà affrontare, tra le altre, due sfide: (i) le difficoltà gestionali e logistiche di amministrare un arbitrato fuori della Cina, e (ii) questioni processuali sollevate dalle norme di applicazione necessaria (ossia non derogabili) della legge del luogo dell’arbitrato (quindi una legge straniera).

3.   Aumento del valore delle dispute per le quali è consentito il ricorso al procedimento sommario.

Il nuovo regolamento consente che dispute fino a 2 milioni di RMB possano seguire un procedimento sommario (in precedenza il tetto era 500,000 RMB). Il proposito è ridurre tempi e costi dell’arbitrato perché i termini processuali di un procedimento sommario sono dimezzati ed è previsto un solo arbitro (di solito sono tre).

4.   Lingua dell’arbitrato

La lingua dell’arbitrato (ossia la lingua usata in udienza e nella quale è redatto il logo) non è necessariamente il cinese, salvo sia stato espressamente scelto dalle parti. Ancora una volta il regolamento arbitrale lascia alla CIETAC il potere di decidere, sulla base delle circostanze del caso, se la lingua dell’arbitrato sia il Cinese o altra lingua.

Nel complesso le innovazioni introdotte rappresentano un passo significativo per l’internazionalizzazione della CIETAC. Va detto, tuttavia, che l’adozione di molte delle novità del nuovo regolamento arbitrale sono subordinate alla discrezionalità di CIETAC stessa.

E’ consigliabile, quindi, redigere delle clausole arbitrali che disciplinino con chiarezza aspetti come la scelta della commissione arbitrale (o sub-commissione), della sede e della lingua dell’arbitrato nonché dello stesso regolamento arbitrale applicabile dato che, a quanto pare, CIETAC Shanghai ha dichiarato di non accettare il nuovo regolamento arbitrale di CIETAC Pechino e di averne adottato uno proprio (http://www.cietac-sh.org/rule.aspx.).


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