Azioni contro la Concorrenza Sleale

Recentemente una società europea mi esponeva come (almeno) una azienda cinese stesse copiando e commercializzando (non solo in Cina) due linee dei suoi prodotti (consideriamo che si tratti di prodotti di arredamento). Inoltre, mi chiedeva se, pur non avendo registrato in Cina il design di questi prodotti, si potesse usare contro il contraffattore la legge sulla concorrenza sleale.

In Cina, in effetti, c’è una legge “contro la concorrenza sleale”. Il nome evoca una normativa che possa offrire una tutela, finalmente non condizionata da tecnicismi legislativi, a chi è vittima di comportamenti commerciali illeciti o riprovevoli.

Di fatto, la tutela offerta dalla legge contro la concorrenza sleale non è facilmente accessibile.

Definizione di concorrenza sleale

In Cina, la concorrenza sleale è configurabile quando un operatore economico usi nomi, confezioni o decorazioni (disegni, colori o combinazioni degli stessi) identici o simili a quelli di un prodotto famoso creando così confusione nei consumatori.

Presupposti per la tutela / difficoltà

Di solito sussistono le seguenti difficoltà nell’intraprendere un’azione per concorrenza sleale:

  1. la notorietà dei prodotti si applica alla Cina (il fatto che i prodotti di arredamento in questione godano di notoriera’ in Europa o in altre aree geografiche ha una rilevanza molto limitata);
  2. i prodotti devono presentare elementi di carattere decorativo con un forte carattere distintivo.

Considerazioni generali

Vi sono poi delle considerazioni generali che concorrono ad affievolire l’efficacia di azioni per concorrenza sleale:

  • il consistente onere della prova a carico di chi le promuove (avente ad oggetto, tra le altre cose, la notorietà dei propri prodotti e l’identità o somiglianza dei nomi, confezioni o decorazioni usate dai contraffattori);
  • l’ampia discrezionalità del giudice nel valutare le prove (come, ad esempio, i criteri per determinare la notorietà di un prodotto);
  • la natura residuale della concorrenza sleale, generalmente percepita come un rimedio cui si ricorre in mancanza di specifici rimedi basati su diritti di proprietà intellettuale registrati (marchi, brevetti o copyright);
  • il fatto che la legge sulla concorrenza sleale sia, secondo i canoni cinesi, “vecchia” (risale al 1993). La legge è tuttora pienamente in vigore ma tende ad essere percepita come “superata” da tutte le leggi e i regolamenti in materia di proprietà intellettuale emessi in concomitanza con l’ingresso della Cina nell’Organizzazione Mondiale del Commercio (dicembre 2001).

La legge contro la concorrenza sleale, quindi, e’ un rimedio disponibile ma al quale non e’ facile ricorrere.

Rimane senz’altro fondamentale registrare, quando possibile, i diritti di proprieta’ intellettuale (marchi, design, copyright) in Cina per poter beneficiare anche delle corrispondenti (più efficaci) forme di tutela.


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