Contraffazione Online: Buone Notizie per i Brand Owners?

La Corte Suprema della Repubblica Popolare Cinese ha pubblicato una raccolta delle più importanti sentenze del 2011 in materia di tutela della proprietà intellettuale (17 aprile 2012).

In Cina i precedenti non hanno valore vincolante. Tuttavia, le sentenze delle corti di merito scelte dalla Corte Suprema (è questa una prassi adottata dal 2007) sono destinate ad avere una particolare autorevolezza.

Tra queste sentenze, una riguarda Taobao.com, un popolarissimo sito del Gruppo Alibaba per la vendita on-line (B2C) di una svariata tipologia di prodotti.

Una società (E. Land International Fashion (Shanghai) Co., Ltd.) licenziataria esclusiva di un marchio registrato per prodotti di abbigliamento (“TEENIE WEENIE”) ha convenuto in giudizio un venditore di prodotti di abbigliamento con il marchio in questione (Du Guo Fa) e Zhejiang Taobao Internet Co., Ltd, la società che gestisce Taobao.com. L’attore ha contestato ai convenuti la vendita di prodotti con il marchio contraffatto e ha chiesto la loro condanna in solido al risarcimento dei danni.

Il giudizio di primo grado è stato promosso avanti la Tribunale di Base del Popolo del Nuovo Distretto di Pudong (Shanghai). La sentenza di primo grado è stata confermata in appello dal Primo Tribunale Intermedio del Popolo di Shanghai.

Sia il tribunale di primo grado sia quello d’appello hanno rigettato le difese di Taobao che ha affermato di non essere stato a conoscenza che i prodotti erano contraffatti e che, quando è stato richiesto di intervenire, è intervenuto rimuovendo le pagine web con i prodotti contraffatti.

Il tribunale di primo grado ha stabilito che non è sufficiente che Taobao, per evitare la propria responsabilità, si limiti a rimuovere le pagine web su richiesta del titolare dei diritti di proprietà intellettuale. Se il cliente di Taobao continua ad usare il sito violando i diritti di proprietà altrui, Taobao deve di propria iniziativa adottare ulteriori misure per porre fine a questa attività illecita. Il tribunale menziona tra le possibili misure: denunciare pubblicamente la condotta dell’inserzionista, ridurne l’indice di affidabilità (un’informazione pubblicata sul sito), limitarne la possibilità di utilizzare il sito (escludendolo, ad esempio, dalla vendita di certi prodotti) e, come rimedio ultimo, escludere l’inserzionista dalla piattaforma.

Il Primo Tribunale Intermedio del Popolo di Shanghai, quale giudice di secondo grado, rigetta la domanda d’impugnazione presentata da Taobao. La motivazione del tribunale è in linea con quella del giudice di primo grado, ossia Taobao, pur sapendo della condotta illecita del proprio inserzionista, si è limitato ad intervenire solo su richiesta del titolare del marchio. Taobao non ha affrontato il problema alla radice escludendo l’inserzionista dall’accesso al sito.

Dall’altro canto la sentenza ha due aspetti che potrebbero indebolirne la portata:

  • nel caso concreto il licenziatario del marchio ha presentato un numero spropositato di segnalazioni a Taobao. Si pensi che tra il 23 febbraio 2010 ed il 14 aprile 2010 il licenziatario ha segnalato a Taobao ben 153.277 violazioni (di Taobao è intervenuto cancellandone 124.742). C’è da augurarsi che i giudici di merito non richiedano numeri così elevati di segnalazioni per stabilire l’obbligo di Taobao di attivarsi;
  • i danni riconosciuti al licenziatario sono molto esigui: RMB 3,000 (circa Euro 380). Il Cina è ricorrente che, in casi di violazione dei diritti di proprietà intellettuale, il danno liquidato sia piuttosto esiguo e comunque non adeguato a compensare le perdite subite.

Questa sentenza è importante perché, solitamente, Taobao interviene a rimuovere pagine web con prodotti contraffatti soltanto su espressa richiesta del titolare dei diritti di proprietà intellettuale violati, ma la richiesta deve essere reiterata ogni volta lo stesso inserzionista pubblica su Taobao nuovi prodotti contraffatti. La sentenza in oggetto, invece, impone a Taobao, in presenza di certi presupposti, di adottare misure radicali per interrompere la condotta illecita.

Sulla tutela del marchio in Cina, vedi anche:


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