Fare Business in Cina in Tempo di Polveri Sottili

PM2.5Nei giorni scorsi anche a Shanghai l’indice delle polveri sottili (PM 2.5) nell’aria ha superato 500, un valore addirittura “beyond the index: extremely high levels of PM2.5”. Insomma non ci sono neppure più aggettivi per descrivere quanto sia pericolosa la prolungata esposizione a questi livelli di PM2.5.

A sera rientrando a casa chiedo al tassista: “Come la mettiamo con questo inquinamento?”. Credo che un po’ ovunque i tassisti siano investiti, volenti o nolenti, del ruolo di commentatori delle cose locali. Anche i tassisti di Shanghai non si sottraggono a questo ruolo salvo quando decidono di alzare al massimo il volume della radio per ascoltare le xiang sheng (相声, dialoghi comici) o la lettura di racconti.

Silenzio…  Avevo già rinunciato ad una risposta quando il tassista afferma: “Mei banfa, non c’è nulla da fare”, aggiungendo “Questo è inevitabile per il progresso economico della Cina”.

Spesso quando sento questa frase, o frasi simili, mi viene in mente il malinconico sarcasmo de “le magnifiche sorti e progressive” della Ginestra del Leopardi. Il tassista mi sembrava più rassegnato che altro.

Non so se l’inquinamento atmosferico sia effettivamente aumentato quest’anno. Senz’altro ne è aumentata la percezione e consapevolezza da quando tutti possono controllarne sui telefonini l’indice aggiornato in tempo reale.

Questo ha molteplici conseguenze sul fare business in Cina. Ci sono nuove opportunità, cambiamenti delle modalità di comportamento dei consumatori nonché rischi regolamentari per gli imprenditori stranieri e cinesi:

  • opportunità: l’ “economia della polveri sottili”, come una specie di economia di guerra, ha anch’essa le sue opportunità in termini di domanda di prodotti (impianti di purificazione dell’aria, mascherine, e prodotti alimentari “sani”), e servizi (turismo, assicurazione, cliniche e ospedali);
  • cambiano anche le modalità di acquisto, almeno sotto due aspetti:
    • l’ulteriore crescita del commercio online che consente di evitare di uscire di casa nelle giornate di notevole inquinamento atmosferico;
    • la preferenza per lo shopping nei grandi centri commerciali rispetto ai negozi lungo le vie cittadine che comportano una esposizione più prolungata all’aria aperta e quindi all’inquinamento. Soprattutto i centri commerciali che possano vantare impianti per la purificazione dell’aria e spazi per i bambini per giocare sono/saranno mete preferite per il pubblico;
  • le autorità stanno introducendo limiti e soprattutto controlli più severi alle emissioni di sostanze inquinanti nell’aria, acqua e suolo. Meglio pertanto che le aziende straniere (e anche quelle cinesi) si conformino, se non l’hanno ancora fatto, a questi limiti prima di andare incontro a sanzioni, dannose anche sotto il profilo della reputazione.

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